I 10 player Retail che hanno dominato la scena nel 2015

RETAIL TOP 10

Il 2015 è stato un anno in cui, nel mondo Retail, abbiamo assistito ad una mutazione dell’offerta caratterizzata da alcune conferme, rapide crescite o innovazioni radicali. Molti player, si tratti di catene di negozi fisici o di ecommerce, hanno sviluppato il proprio business model nella giusta direzione, andando ad acquisire un vantaggio competitivo rispetto agli altri.

Sono di seguito riportati 10 esempi di successo. Alcuni di essi fanno parte del mondo Fashion, altri del Food, dell’accessorio o dell’Ecommerce. Soggetti quindi diversi tra loro, che hanno però  in comune la capacità di innovare, o la forza di crescere ulteriormente.

Zara

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Un’altra crescita sul fatturato del 17%, sui profitti del 26% e l’apertura di altri 94 punti vendita che porta a 6.700 il totale delle strutture presenti in 88 paesi.

Il gruppo Inditex, più noto per Zara ma attivo anche con le insegne Massimo Dutti, Bershka, Pull & Bear e Oisho, fa ormai scuola e tutti i retailer di tessile al mondo la osservano con attenzione per comprenderne i segreti.

Il semisconosciuto fondatore di Zara, poco avvezzo ai riflettori e agli eventi mondani tipici della moda, è ormai il secondo uomo più ricco al mondo scavalcando Warren Buffet. Non male per una persona partita 40 anni fa da una situazione di ristrettezza economica di una delle zone più povere della Spagna post guerra civile.

La solidità del gruppo lascia pensare che i passaggi obbligati di Inditex siano quelli di aperture costanti nei paesi ancora scoperti.

H&M

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Uno standard di qualità inferiore a quello di Zara così come il posizionamento prezzi. Si rivolge ad un target giovane, i Millennials per intenderci. Ecco perché la crescita dei fatturati del gruppo Svedese sembra inarrestabile e lascia pensare ad un brillante futuro.

Il fatturato cresce ancora del 16% e il numero dei negozi tocca ormai i 3.300. La collaborazione con Balmain e la testimonial Katy Perry hanno rilanciato ulteriormente l’immagine dell’insegna, migliorandone il percepito e lasciando intravedere un anno forte anche per il 2016.

Eataly

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Le vendite di Eataly continuano a crescere nel 2015 e superano i 400 milioni di euro, con un incremento del 28% rispetto all’anno precedente.  Merito di Expo, che ha contribuito per 30 milioni alle vendite complessive, ma anche di una poderosa spinta sulle nuove aperture che ha portato alla nascita, tra le tante, delle nuove filiali di Monaco di Baviera, Mosca, New York e San Paolo.

Ma oltre ai negozi fisici Eataly ha cavalcato egregiamente l’onda ecommerce, aprendo un canale online che nel 2015 ha visto una crescita a tripla cifra.

Il futuro di Eataly è una cavalcata di nuove aperture da qui al 2017 (100 in tutto), fino alla quotazione in borsa. Il 2015 è infatti stato segnato dalla nomina a CEO di Andrea Guerra, ex Luxottica, che segna un cambio di marcia nelle strategie dell’insegna lasciando immaginare nuovi capitali e rafforzamento dell’organizzazione.

Lidl

BER003-1210141309.jpg / Frankfurt, Lidl Retail Chain

Continua la crescita di Lidl al di fuori dei confini di casa propria. In Inghilterra la crescita nella vendite si assesta addirittura oltre il 16%, consentendole di raggiungere il 10% di quota. Anche in Italia le vendite del Discount Tedesco crescono con forza, per via della strategia di comunicazione intrapresa poco più di un anno fa, orientata a riqualificare l’immagine agli occhi del consumatore.

Lidl infatti si propone ormai come un qualunque supermercato, in grado di offrire un assortimento completo e con alcune nicchie di prodotti premium. La comunicazione media risulta peraltro più forte di quella dei classici retailer tradizionali. Il consumatore ostile al discount sembra quindi disposto ad abbassare le sue barriere.

Target

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Il 2015 era iniziato male per la catena di supermercati americana, costretta a chiudere le sue filiali in Canada. La fine dell’anno ha visto però un record di vendite nei due momenti chiave del Cyber Monday e del giorno del ringraziamento. Target ha infatti saputo lanciare costanti innovazioni nella sua proposta commerciale che la rendono una delle catene di supermercati più all’avanguardia rispetto al futuro omnichannel.

Target ha infatti puntato forte sulla sua proposta web, arrivando a crescere del 20% nelle vendite online. Su una serie di città ha lanciato inoltre il servizio di delivery in giornata, attraverso una partnership con Instacart. Ha annunciato infine un nuovo format di negozio in cui prevede di utilizzare lavoratori robot.

Target è dunque una delle catene da osservare con attenzione, in quanto dimostra di avere una forte attenzione alla shopping experience e all’innovazione tecnologica.

Victoria’s Secret

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Nel 2015 la catena di Lingerie Californiana ha deciso di sbarcare anche in Italia con i suoi negozi monomarca. Si tratta di punti vendita ormai collaudati all’estero, da anni in crescita nella redditività a metro quadro. Anche quest’anno la crescita organica delle vendite si assesta attorno ad un 6%.

Segnale che la strategia di marketing del Brand viene abbondantemente ripagata dal consumatore, disposto a spendere per un prodotto dal posizionamento Luxury, che richiama immediatamente alle migliori top model selezionate per le campagne di lancio.

Nike

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Nike è probabilmente il brand di abbigliamento sportivo più conosciuto al mondo. Questo la rende un leader autorevole tanto sul target più giovane (Nike è uno dei primi brand a cui lo shopper si affeziona entrando in età adolescenziale), quanto sul target strettamente sportivo (target in crescita).

Nel 2015 Nike ha puntato inoltre fortemente sul target donna, ipotizzando che entro il 2017 possa ricavarne un uplift sulle vendite di 2 miliardi all’anno. Per farlo ha realizzato una campagna che incoraggia le donne a mettersi alla prova e condividere sui social i risultati dei propri sforzi. Quindi una strada nettamente diversa da quella classica del richiamo ai grandi atleti.

Amazon

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Il colosso ecommerce di Seattle continua a crescere ad un tasso del 20% anche nel 2015, dimostrando che malgrado abbia ormai raggiunto dimensioni considerevoli ha ancora tanto spazio di crescita davanti a se.

L’innovazione costante alimenta lo sviluppo di un business che sembra essere ancora costantemente in evoluzione. E’ difficile inquadrare il format di vendita di Amazon perché quando credi di aver fatto mente locale sul loro assortimento e il loro servizio ti rendi conto che è già cambiato, arricchito di nuove pedine importanti che sparagliano le carte in tavola. Nel 2015 anche in Italia sono arrivati gli ampliamenti dell’offerta sul Food, prodotti Freschi e la consegna in 1 ora nelle zone coperte da PrimeNow. Ora si prepara ad aprire dei negozi fisici negli US, con l’intento di avvicinarsi ancora di più al consumatore.

La domanda è soltanto una: quale e quando la prossima innovazione?

Cortilia

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Un applauso va alle Startup Food che nel 2015 si sono affermate come autorevoli proposte commerciali anche in Italia. Le più attive sono le Startup del vino, quelle dei prodotti tipici e della consegna di piatti pronti. Ma quella che impressiona, per qualità di prodotto trattato e complessità del ciclo distributivo gestito è Cortilia.

Startup nata pochi anni fa a Milano è oggi presente in poche città Lombarde e Piemontesi. Consegna direttamente a casa frutta e verdura scelta, molto spesso locale. Il livello qualitativo è alto e il prezzo comunque competitivo, anche se non è il prezzo la variabile per cui ti affezioni a Cortilia.

Per il 2016 aspettiamo soltanto che Cortilia raggiunga altre città, estendendo il suo raggio d’azione e la sua proposta a nuove aree produttive.

Just Eat

just eat

Azienda Danese, operativa in 18 paesi, fa da dealer tra ristoratori e consumatori affamati. Il business model è molto semplice. A vendere su Just Eat sono solo ristoranti già provvisti di sistema di consegna. A Just Eat spetta la parte marketing di catalizzazione dell’offerta e proposta ad un consumatore che nel tempo tende a riconoscere questo servizio come semplice ed efficiente.

Il futuro vede un proliferare di questi soggetti, spesso attraverso una specializzazione dell’offerta, come Pizzabo.

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