Scarti alimentari dei supermercati: Se l’inefficienza gestionale diventa un problema sociale

  
Periodicamente nelle società della GDO ci si accorge di avere un eccesso di prodotti distrutti per sopraggiunta scadenza o deperimento nel caso dei freschi. Alcuni chiamano questa massa di prodotti ‘gettati’, altri ‘distruzioni’, altri genericamente ‘differenze inventariali’.

Il problema si traduce sempre e comunque in una perdita di margine commerciale, ovvero in una differenza tra il margine atteso è quello effettivamente realizzato. É una problematica particolarmente ricorrente soprattutto nel reparto ortofrutta, che butta via merce per un valore superiore al 5%. Ne sono poi colpiti anche gli altri reparti del fresco, e alcune merceologia del grocery, come il dolciario.

In ogni caso l’origine di questa problematica è sempre un limite di previsione e di organizzazione del reparto che porta il punto vendita a sovrastoccarsi di alcuni prodotti che verranno venduti solo in parte entro la data commercialmente utile. Tutto il resto verrà inevitabilmente buttato, con sommo dispiacere dei capireparto, controllo di gestione e direzione, che alla fine dell’anno sarà costretta a fare mea culpa per un margine commerciale inferiore alle attese.

Il problema è però ben più ampio, dato che implica delle ricadute sociali di ampia portata. Si stima infatti che solo in Italia ogni anno la grande distribuzione mandi in discarica oltre 60.000 tonnellate di prodotti alimentari, pari a 75 milioni di pasti. In un momento di difficoltà economica questo suona come una mancanza di sensibilità e di attenzione. La società si sta facendo più sensibile alle tematiche degli sprechi e soprattutto a quelle ambientali. Più sprechi significano infatti più emissioni di Co2, più combustibili e acqua consumati per la produzione e più traffico in fase di trasporto.

Ecco quindi che sono in molti oggi ad accendere l’attenzione sulla questione degli sprechi alimentari della GDO.

In Francia è stata recentemente approvata una legge che obbliga tutti i commercianti alimentari a donare ad associazioni caritatevoli i prodotti prossimi a scadenza, ma ancora commestibili. Questo significherà ridurre considerevolmente la quantità di alimenti distrutti e al tempo stesso far fronte ad una problematica sociale crescente.

A New York invece un rinomato chef ha aperto un ristorante, il WestEd, in cui si cucinano soltanto scarti provenienti dai supermercati. Questo ha reso la sua cucina molto popolare e socialmente attiva. Ogni piatto va dai 15 euro in su. Non male..

Spuntano infine come funghi decine di Startup in tutto il mondo con l’obbiettivo di inserirsi in questo gap tra domanda e offerta. DailyTable per esempio trasforma i cibi prossimi a scadenza in piatti pronti, allungandone in tal modo la scadenza. FoodCowboy è invece un sito che consente di distribuire le eccedenze alimentari alle mense dei poveri. Anche in Italia abbiamo alcuni esempi, come MyFoody che consente al consumatore di acquistare i prodotti prossimi a scadenza online direttamente dai market.

Tante soluzioni che cercano quindi di arginare un problema collettivo legato ai limiti previsionali dell’attuale sistema si supply chain adottato dalla distribuzione tradizionale. Ma il mondo cambia e spesso arriva qualcuno che rivoluziona il funzionamento del sistema rendendolo obsoleto. Quanti scaduti avrà un negozio online di alimentari come Cortilia, in cui l’ordine di zucchine trasmesso al produttore rispecchia esattamente l’acquistato del consumatore finale?

Un pensiero su “Scarti alimentari dei supermercati: Se l’inefficienza gestionale diventa un problema sociale

  1. Il tema dello spreco alimentare ha talmente tante ripercussioni economiche, sociali, etiche e politiche come forse pochi altri. E’ un punto emotivo per chiunque ne venga toccato. Ma e’ anche un’opportunita’ seria per nuovi imprenditori. Alcune opzioni sono davvero “a portata di mano”; altre, come gli sprechi più’ vicini al lato produzione (infestazioni sui raccolti, muffe e fermentazione prematura di cibo immagazzinato, interruzioni della catena del freddo, etc) sono magari più complessi e richiedono più tempo. Ma trovare investimenti per start ups che risolvono un problema vero e immediato non dovrebbe essere troppo difficile. Good luck.

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