Coca-Cola e Pepsi di fronte alle grandi difficoltà del mondo delle bibite gassate

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Il 2014 ha avuto una delle estati peggiori di sempre da un punto di vista metereologico, sia sul continente europeo che in quello nordamericano. Le vendite dei soft drink, si sa, hanno una forte stagionalità e con le piogge estive e le basse temperature hanno avuto quest’anno un tracollo dei fatturati. Qualcuno dice, pazienza, ci si rifarà l’anno prossimo. Tornerà l’estate torrida di una volta.
In realtà il momento di difficoltà delle bevande a base di anidride carbonica non sembra però limitato alle sole condizioni climatiche. Negli USA inizia a farsi sentire con forza tra i consumatori un’attenzione all’alimentazione salutista e quindi un allontanamento dalle bevande ad alto contenuto calorico. Anche le difficoltà evidenziate da McDonalds negli ultimi due anni stanno ad indicare come il consumatore ricerchi maggiori certezze e leggerezza in ciò che costituisce la sua alimentazione. In Italia è qualcosa di meno evidente semplicemente perché il consumatore italiano era già più sensibile a queste tematiche è molto spesso optava per bevute più leggere. Non per niente l’Italia ha uno dei mercati di acque minerali più importanti al mondo.
La tendenza per il futuro non sembra per niente rosea per chi produce cole o aranciate. In futuro ci si aspetta infatti una crescita dell’attenzione in tal senso, e non sembra sufficiente la classica variante di ridotto contenuto calorico, ottenuta utilizzando altri dolcificanti al posto dello zucchero (coca zero o light per intenderci).
Ecco quindi che Pepsi ha pianificato degli ingenti investimenti volti a differenziare il proprio portafoglio. La spinta verrà concentrata nei prossimi anni su Tropicana e Quaker. Succhi e prodotti per la colazione dunque. Coca-Cola sta aumentando la quota detenuta in Monster. In tal modo le due multinazionali americane sperano di riuscire a orientare il proprio business verso lidi più sicuri.
Alle volte però sembra proprio piovere sul bagnato ed ecco mettersi di mezzo anche il rafforzamento del dollaro degli ultimi mesi. Questo finisce infatti per svalutare le vendite realizzate all’estero dai due colossi (il 75% del totale) e zavorrare i bilanci, già compromessi dalle problematiche prima affrontate. Ed ecco come il profitto di Coca Cola nell’ultimo quarto del 2014 si sia dimezzato, mentre quello di Pepsi sia calato del 25% andando a creare ulteriori difficoltà e incertezze tra gli azionisti.
Warrent Buffet però, Il più importante di essi, continua a mantenere il suo 9% di quota, dicendo che si tratta di una scommessa a lungo termine. Staremo quindi a vedere, raramente Mr Buffet ha sbagliato un colpo in carriera.

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